05/12/2007

Il profilo di un lavoratore eclettico: di Meri Felici

05/12/2007

Ho letto il post di Meri http://giovaniformatori.myblog.it/ riguardante la descrizione della figura del formatore.

Dall'articolo da lei proposto risulta evidente come il formatore debba avere per forza una personalità forte, ben "istruita" nell'affrontare i vari problemi in cui può trovarsi per via delle numerose aree in cui egli è chiamato ad agire. Il suo è un ruolo complesso perchè nell'esercitare la sua professione deve saper gestire non solo gli altri, ma credo soprattutto se stesso, cercando di trovare sempre nuovi stimoli e il verso giusto per affrontare le situazioni; ciò in relazione sia alla possibilità di gestire un gruppo di formazione, sia alla capacità di assumere una persona all'interno di una data organizzazione. L'aspetto che maggiormente mi ha colpito nel leggere il testo presentato, l'ho ritrovato verso la fine del testo stesso quando viene descritto come, allo stato attuale, per i formatori non esista un percorso universitario consolidato, anche se per esercitare tale professione è preferibile essere laureati per esempio in sociologia, psicologia, scienze dell'educazione o lettere. In tal senso spero che l'articolo sia stato pubblicato prima della definizione del nostro corso di laurea, perche altrimenti questo vorrebbe dire che qualcuno si è dimenticato di noi!! Il secondo aspetto che vorrei sottolineare riguarda l'indagine ISFOL che evidenzia come solo il 26% dei formatori sia in possesso di una laurea e questo perchè il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro valido per i formatori prevede che essi possano svolgere la loro professione solo essendo in possesso del diploma di scuola secondaria superiore (ancor oggi); fortunatamente viene ribadito come oggi comunque venga richiesta sempre più una cultura universitaria abbastanza ampia. Ringrazio dunque Meri che, attraverso l'articolo proposto, nonostante abbia sottolineato le capacità estremamente varie del formatore, mi ha fatto riflettere su come ancora esista molta poca chiarezza nei riguardi di quella che sarà la nostra futura professione!

14:00 Scritto da: laura.r1 in opinioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: professione, limiti, capacità | OKNOtizie |  Facebook

04/12/2007

Ma cos'è la motivazione? E il TOM?

 04/12/2007

Ogni uomo in qualche modo è portato ad agire, ma effettivamente cosa spinge una persona a mettere in atto un' azione o a raggiungere una meta e dunque a mantenere anche l'impegno nel tempo? La risposta sembra facile: la motivazione, ma di cosa stiamo parlando? Per motivazione s'intende un insieme di processi che stimola, dirige e sostiene il comportamento di un individuo ad agire rispetto ad un obbiettivo. La motivazione è dunque un elemento chiave della scelta professionale perchè rappresenta una sorta di energia positiva che porta l'individuo a realizzare azioni dotate di senso, a credere nelle proprie capacità, ad impegnarsi, a realizzare insomma un lavoro in cui sarà in grado di raggiungere uno scopo. Ho pensato di considerare l'aspetto prettamente lavorativo per cercare di dare un limite alle mie riflessioni, poichè se dovessi analizzare la motivazione negli altri aspettti della vita, sarebbero tantissimi i fattori da considerare e che portano l'uomo ad intraprendere determinate scelte piuttosto che altre. Concentrandomi così sull'aspetto professionale, ogni persona nel lavoro è spinta da motivazioni diverse: chi per lo stipendio, chi per l’autorealizzazione, chi per la carriera, chi per aiutare gli altri. La motivazione è tanto più forte, quanto più profondo è il valore che attribuisci all’obiettivo che vuoi raggiungere. Capire il significato profondo, la missione, la finalità della tua attività lavorativa, ti permette di costruire un obiettivo professionale alimentato da una forte motivazione, il carburante che ti garantisce l’impegno per raggiungerlo. Al di la di queste considerazioni personali ho pensato, per ricollegarmi al post "pensiero introduttivo" e quello sull'"assessment center", di spiegare il TOM, ovvero un test che misura la motivazione, la quale, assieme alle attitudini, ai tratti di personalità, alle conoscenze e ai comportamenti situazionali, è una delle determinanti del comportamento umano. In particolare il TOM è un questionario sviluppato per la misura dei motivi che orientano il comportamento organizzativo o le inclinazioni motivazionali; lo strumento misura complessivamente quattro orientamenti:

  1. Orientamento alla leadership: misura l'inclinazione a dare il meglio di sé quando si possono assumere posizioni influenti e guidare gli altri.
  2. Orientamento alla relazione: misura l'inclinazione a dare il meglio di sé quando si può lavorare in gruppo e si può ricevere sostegno dai colleghi.
  3. Orientamento all'obbiettivo: valuta l'inclinazione a dare il meglio di sé quando ci si può misurare con compiti di difficoltà sempre maggiore e si riceve un feedback sulla prestazione resa.
  4. Orientamento all'innovazione: valuta l'inclinazione a dare il meglio di sé quando si può sperimentare cose sempre nuove e lavorare su più attività contemporaneamente, invece che su attività ripetitive.

Il TOM dunque può essere usato nella selezione, per contribuire a definire e valutare più approfonditamente il profilo motivazionale del candidato e di confrontarle con quelle attese ed il linea con la cultura organizzativa dell'impresa; ma anche nella formazione, perchè può fornire un profilo motivazionale medio relativo ad un gruppo di lavoro o all'intera organizzazione, consentendo di confrontare le singole persone con lo specifico contesto di riferimento.

19:20 Scritto da: laura.r1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Spunto relativo ad un altro blog

04/12/2007 

Vorrei ricollegarmi a quanto ha scritto nel suo blog Bianca Maria Caleffa, http://biancaneve.myblog.it/ circa la professione svolta dal formatore, perchè nel mio post intitolato "pensiero introduttivo", anch'io ho parlato del formatore, non tanto descrivendo prettamente il suo ruolo, ma mettendo in evidenza le difficoltà che trova nell'esercizio pratico della sua professione. In tal senso credo che Bianca Maria abbia descritto in maniera minuziosa tutte le competenze relative al ruolo, ma penso che le abbia descritte senza guardare la realtà dei fatti, cioè senza analizzare cosa oggi può andare a svolgere un neo-laureato del nostro corso di laurea. Certo, come ho detto anche nel primo post, io mi baso sull'esperienza di tirocinio e su quelle informazioni che attraverso questa esperienza sono riuscita a cogliere, pertanto la mia non è una critica, ma solo un invito a focalizzare l'effettiva concretizzazione di tale ruolo.